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April 09 Penso che...Penso che… Penso troppe cose, ma volendo rimanere in tema, penso alla FELICITA’ (una gran bella parola). Quando sono stata felice mi chiedo? BHo sempre o forse mai, non voglio cadere nel nichilismo e neanche nell’ottimismo sono due filosofie che non mi appartengono, però se penso bene ci sono delle cose che mi rendono felice, e non si tratta di episodi circoscritti nel passato, ma sono cose che fanno parte di tutti i giorni, della vita di tutti, penso o almeno spero. Ricordo che fin da piccola la mia più grande felicità era data da un cono gelato al gusto menta e liquirizia. Poi diventando un po’ più grande ero felice quando battevo tutti nei giochi, ecco li si mi sentivo una campionessa, era bello tornare a casa, correndo su per la salita con il mio vecchio Pepe e le ginocchia sanguinanti e i pantaloni rotti. Non mi importava cosa potesse dire mia mamma, anzi era quasi divertente perché lei logicamente si arrabbiava e mi rincorreva e il mio gioco continuava, ma io avevo un rifugio era il mio Mandorlo, un albero gigantesco che per mio fortuna aveva un ramo basso a cui potermi attaccare. In quel Mandorlo ho fatto i miei primi pianti da adolescente, sai quando non sei ne ragazzina ne bambina, quando voi apparire grande ma invece non lo sei ancora, ecco mi ricordo i pianti che facevo per i miei primi amori non corrisposti, ogni volta erano lacrime salate. Poi ho avuto il mio periodo rivoluzionario dove ero sempre in mezzo ai casini, tra scioperi manifestazioni, almeno una volta al mese dovevo essere su un giornale, e li la mia felicità era avere un megafono in mano davanti alle centinaia di studenti, era sentirmi il capo rivoluzionario, la no global della situazione l’anticonformista, l’antitutto e tutti … Ero io, il mio-primo-moroso-rastone-pancabestia e il mio kollettivo contro il mondo intero. Poi a 17 anni la mia felicità era il mio ex, lui era il mio mondo e la mia vita. Finalmente arrivo ad oggi dove non c’è una sola cosa che mi rende felice, ma è una felicità minore, oggi mi rende felice il bambino che mi sorride, quando una persona mi abbraccia o mi da un bacio (anche se stento a ricordare l’ultimo), quando cammino a piedi scalzi, quando sono da sola a casa e mi distendo nel letto e penso al nulla, dove il nulla è rappresentato dal milione di cose che mi passano per la testa. Ora mi piace il profumo di chi è appena uscito dalla doccia, che ha ancora le goccioline che scendono sulla schiena. Mi rende felice correre e camminare soprattutto se sono in posti che non conosco e di cui non conosco la meta, mi piace l’odore del fuoco quello intenso, mi rende felice buttarmi nel torrente e perdere i sensi dal freddo, mi ricordano i miei bagni nell’oceano. Sono felice nel stare in mezzo alle montagne quando è notte e il cielo sembra più grande del solito e le stelle si siano quadruplicate. Mi rende felice quando sento chiamare Anna, mi piace sentire chiamare il mio nome. Sono felice quando so che ho aiutato qualcuno. Sono felice quando sono via, quando sono già partita per un viaggio, invece sono iper-tirste prima di partire e al ritorno, sono felice quando conosco qualcuno che mi piace(anche se non so se mai ci sarà ancora qualcuno). Ieri parlando con un amico conosciuto e sconosciuto, un forse poeta, raccontavo una cosa che mi rende molto felice, anche se mi sto accorgendo che la mia idea di felicità va a braccetto con la tranquillità. Gli spiegavo cosa faccio tutte le sere prima di andare a dormire, cioè mi prendo una sigaretta, apro la finestra esco e mi siedo sul balcone, mi chiudo la finestra alle spalle e sto li seduta con le gambe a penzoloni(non ho vicini che possano pensare male) ho solo il monte, tanti alberi e forse qualche volpe o cinghiale che passa di li ma che sta ben attento a non farsi vedere. Io me ne sto li accendo la mia sigaretta e il rosso fuoco è una bella luce nel buoi della notte, poi con il freddo è ancora più bella e mi piace guardare il fumo bianco che esce dalla labbra e va su dritto verso il cielo e verso le stelle dove ci sono un sacco di persone a cui voglio bene. In quei 5 minuti della giornata butto fuori proprio tutto sia il bello che il brutto, infatti quando poi rientro, e chiudo la finestra, sono distrutta e la giornata finisce. Ora se devo pensare alla mia felicità futura la vedo molto alla Into the wild, penso di dover fare ancora un po’ di cazzate se no non sarei più l’Anna, ma cerco proprio una vita tranquilla, con la possibilità di essere utile, un lavoro che sia quello che ho io nella mia testa (diventare un magistrato con le contro palle, che giudica il giusto e non il conveniente), e poi riposo natura libri musica viaggi tanti viaggi, amore per il prossimo. Questo è quello che spero e poi al di sopra di tutto un compagno, che mi ami e dei figli…Questo è quello che vedo nel mio futuro ma non un futuro prossimo deve essere un futuro lontano, ho ancora un sacco di progetti per il presente. Questo è quello che penso di pensare della mia felicità, ma concludendo alla Eraclito, non si può mai essere sicuri del presente perché tutto passa e tutto scorre e nulla è più come prima. Anna Comments (2)
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