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Annuzza

cercare il sogno che conduce alla pazzia

Annuzza**

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mi piacciono le emozioni, mi rendono felice le piccole cose, come camminare sulle foglie secche, guardare le nuvole nel cielo viaggiando con la fantasia, adoro le onde... Mi piace il fuoco, i temporali e le stellate di quelle che solo in mezzo alle montagne riesci a vedere mi piace il profumo di chi e' appena uscito dalla doccia, mi piacciono le carezze, mi piace stare nel letto a pensare anche per ore,mi piace l arte e tutto quello che esprime personalita e differenza.. odio le persone bugiarde e quelle che pensano solo a se stesse, odio la volgarita'
February 13

spero di pensare che....

Da quanto tempo non c’era la voglia di scrivere, forse era da tanto che non avevo dieci minuti da dedicare a ciò che mi piace. Mio dio, l’ultima cosa che ho scritto era intitolata penso che,  e questa la intitolerò spero di pensare che..mi sento proprio come, un mio forse amico mi ha insegnato, un mare incrociato o un mare rotto, dunque ben poco prevedibile. Si dice che più si cresce più si acquisiscono certezze e si capisce quello che si vuole. Peccato io sarò l’unica che non lo so. Certo, non mi sento una bandiera, se rifletto bene io so cosa vorrei, ma non è conforme con le aspettative (e queste sono realmente tante) che la gente vuole da me. Mi sento un po’ sturm und drang, quella tempesta travolgente che prendeva i poeti  tedeschi nel fine 700. Si, mi piace anche pensarmi un po’ come un poeta maledetto, in una soffitta di qualche teatro di Parigi, in preda all’assenzio e all’oppio, in balia dell’amore carnale e senza sentimento o nel sentimento estremo di risate e lacrime, e con l’unica voglia di esprimere la mia insofferenza per questo mondo che ha cosi poco di me, e in cui io non mi ci voglio per niente confondere. Si, voglio cambiare le soffitte di tutti i teatri del mondo, voglio vedere e conoscere, voglio vivere in mezzo a quella gente comune, che però ha un bagaglio infinito di vita che voglio ascoltare, anche per sempre. Ma voglio che tutto ciò sia come una poesia, come qualche cosa che non tutti siano in grado di capire. La troppa popolarità alle volte rende le cose troppo semplici, banali e scontate. Tale prospettiva non è però conforme a quelli che sono i miei ideali, tutti dovremmo essere uguali e dunque essere in grado di capire certe cose, ma allo stesso tempo non mi voglio concedere a tutti, insomma sono pur sempre una donna. Insomma l’Anna vuole qualche cosa che non può prendersi, o almeno non può avere adesso perche è troppo presto.  Voglio andarmene di qua, è un posto stretto, ma non penso di voler andare in un altro posto per restarci, non è quello il concetto, dopo un po’  dentro di me si sviluppa una irrequietezza che ti fa vedere tutto sempre con colori più azzurri e grigi dove non sei più in grado di vedere con nitidezza le cose.  Sento il bisogno di non avere una dimora fissa ma allo stesso tempo mi serve un luogo certo sotto cui coricarmi la sera per andare a dormire. Quale sarà la soluzione? Tempo che ci penso forse basterebbe un camper. Insomma, cose mi manca? io ci sono, la voglia c’è, il diario di viaggio pure, la macchina fotografica c’è, da poco, ma c’è e anche la chitarra che mi faccia compagnia nei momenti tristi, dove la nostalgia di casa si farà sentire insieme a tutti i volti amici. Ok il camper no e per quello o devo aspettare ancora un po’ oppure devo cominciare a giocare alla lotteria. Ma manca la cosa più importante, con chi partire? Vorrei un compagno per partire, per poi ognuno seguire la sua strada, insomma il destino sa già che succederà, ma voglio un amico, non voglio un legame, voglio un amico che sappia accettarmi per quel che sono e che tra noi ci leghi solo una bella amicizia e nulla di più. Non mi sono mai sentita cosi fredda e insensibile come ora. Mi rendo conto che una persona mi piace solo se mi è lontana, il troppo vicino mi spaventa e mi opprime, e poi quano mi innamoro, spesso è solo del fascino delle persone, di quello che io voglio che siano e che in fondo non sono aimè. E’  un bel prezzo da pagare. Voglio partire, voglio viaggiare, voglio ascoltare e non voglio più parlare. Ma un giorno ritornerò perche è giusto che tutti sappiano, e perche in fondo qualche cosa mi lega a questo posto, ora e per sempre, ed è per questo che prima di partire per ogni viaggio io piango un sacco e sto malissimo e quando torno piango perche non ci volevo tornare. Ma verrà il giorno in cui sarò contenta di tornare…e come disse il grande Terzani la fine è il mio inizio. Onestamente non mi spaventa nulla, so che posso farcela tranquillamente con la mie forze; insomma l’Anna avvocato non serve molto in giro per il mondo, ma  è servito a me, i Grandi maestri del passato mi hanno insegnato molto. Insomma qualche cosa di cui campare ci sarà, mi affido alle mie capacità, mal che vada farò la gitana, o il giocoliere o la sputa fuoco…o mi affiderò alla provvidenza.

Insomma voglio lasciarmi cullare dal viaggio, e intrecciare tutte le esperienze che mi vengono date.

Io spero di poter realizzare tutto questo…io voglio realizzare tutto questo.

 

June 11

...

Bhe non so questa fosse per noi 2 pero penso che non siano tante le persone che ti chiamano forse poeta e non siano nenache tante le altre con il fiso da bambina...
Forse non sei l'unico ad aver dimenticato il gusto del vino, ma a volte il fato è tanto cattivo. Ma era un arrivederci...vieni quando vuoi...

Al lembo della strada

Forsepoeta: chiami in lontananza,
mi fai un cenno con la mano
soffi nel vento che incalza
e abbrividi le fronde insieme al tempo,
parli di me, del nostro senso.
 
Forsepoeta e viso di bambina,
la tua stilla di sole che non è vicina;
mi lasci come le rose d'ambra
e di flanella rossa nel ciglione,
muti i segni del cielo, addensi nuvole.
 
Forsepoeta solo in questo viola,
pallide mani e il fazzoletto in tasca,
forsepoeta: il cappello rosso del padre
di mio padre e il nostro incontro.
 
Ma tu nei bei sogni, nelle libellule
sospese del tuo male e della tua forza,
non ti voltare dove l'erta brulica:
abbandona il volto sul cuscino.
 
Io non ricordo, oh giuro, non ricordo
il gusto del mio vino.
May 14

giudizi universali

   nerooo

Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l'aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami
sognare in pace......

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
calpestare il cuore

Libero com'ero stato ieri ho dei centimetri di libri sotto ai piedi
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori
come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà
e non c'è niente che mi sposta o vento che mi sposterà...

sei solo la copia di mille riassunti

April 09

Penso che...

Penso che…

Penso troppe cose, ma volendo rimanere in tema, penso alla FELICITA’ (una gran bella parola). Quando sono stata felice mi chiedo? BHo sempre o forse mai, non voglio cadere nel nichilismo e neanche nell’ottimismo sono due filosofie che non mi appartengono, però se penso bene ci sono delle cose che mi rendono felice, e non si tratta di episodi circoscritti nel passato, ma sono cose che fanno parte di tutti i giorni, della vita di tutti, penso o almeno spero. Ricordo che fin da piccola la mia più grande felicità era data da un cono gelato al gusto menta  e liquirizia. Poi  diventando un po’ più grande ero felice quando battevo tutti nei giochi, ecco li si mi sentivo una campionessa, era bello tornare a casa, correndo su per la salita con il mio vecchio Pepe e le ginocchia sanguinanti e i pantaloni rotti. Non mi importava cosa potesse dire mia mamma, anzi era quasi divertente perché lei logicamente si arrabbiava e mi rincorreva e il mio gioco continuava, ma io avevo un rifugio era il mio Mandorlo, un albero gigantesco che per mio fortuna aveva un ramo basso a cui potermi attaccare.  In quel Mandorlo ho fatto i miei primi pianti da adolescente, sai quando non sei ne ragazzina ne bambina, quando voi apparire grande ma invece non lo sei ancora, ecco mi ricordo i pianti che facevo per i miei primi amori non corrisposti, ogni volta erano lacrime salate. Poi ho avuto il mio periodo rivoluzionario dove ero sempre in mezzo ai casini, tra scioperi manifestazioni, almeno una volta al mese dovevo essere su un giornale, e li la mia felicità era avere un megafono in mano davanti alle centinaia di studenti, era sentirmi il capo rivoluzionario, la no global della situazione l’anticonformista, l’antitutto e tutti … Ero io, il mio-primo-moroso-rastone-pancabestia  e il mio kollettivo contro il mondo intero. Poi a 17 anni la mia felicità era il mio ex, lui era il mio mondo e la mia vita. Finalmente arrivo ad oggi dove non c’è una sola cosa che mi rende felice, ma è una felicità minore, oggi mi rende felice il bambino che mi sorride, quando una persona mi abbraccia o mi da un bacio (anche se stento a ricordare l’ultimo), quando cammino a piedi scalzi, quando sono da sola a casa e mi distendo nel letto e penso al nulla, dove il nulla è rappresentato dal milione di cose che mi passano per la testa. Ora mi piace il profumo di chi è appena uscito dalla doccia, che ha ancora le goccioline che scendono sulla schiena. Mi rende felice correre e camminare soprattutto se sono in posti che non conosco e di cui non conosco la meta, mi piace l’odore del fuoco quello intenso, mi rende felice buttarmi nel torrente e perdere i sensi dal freddo, mi ricordano i miei bagni nell’oceano. Sono felice nel stare in mezzo alle montagne quando è notte e il cielo sembra più grande del solito e le stelle si siano quadruplicate. Mi rende felice quando sento chiamare Anna, mi piace sentire chiamare il mio nome.  Sono felice quando so che ho aiutato qualcuno. Sono felice quando sono via, quando sono già partita per un viaggio, invece sono iper-tirste prima di partire e al ritorno, sono felice quando conosco qualcuno che mi piace(anche se non so se mai ci sarà ancora qualcuno). Ieri parlando con un amico conosciuto e sconosciuto, un forse poeta, raccontavo una cosa che mi rende molto felice, anche se mi sto accorgendo che la mia idea di felicità va a braccetto con la tranquillità. Gli spiegavo cosa faccio tutte le sere prima di andare a dormire, cioè mi prendo una sigaretta, apro la finestra esco e mi siedo sul balcone, mi chiudo la finestra alle spalle e sto li seduta con le gambe a penzoloni(non ho vicini che possano pensare male) ho solo il monte, tanti alberi e forse qualche volpe o cinghiale che passa di li ma che sta ben  attento a non farsi vedere. Io me ne sto li accendo la mia sigaretta e il rosso fuoco è una bella luce nel buoi della notte, poi con il freddo è ancora più bella e mi piace guardare il fumo bianco che esce dalla labbra e va su dritto verso il cielo e verso le stelle dove ci sono un sacco di persone a cui voglio bene. In quei 5 minuti della giornata butto fuori proprio tutto sia il bello che il brutto, infatti quando poi rientro, e chiudo la finestra, sono distrutta e la giornata finisce. Ora se devo pensare alla mia felicità futura la vedo molto alla Into the wild, penso di dover fare ancora un po’ di cazzate se no non sarei più l’Anna, ma cerco proprio una vita tranquilla, con la possibilità di essere utile, un lavoro che sia quello che ho io nella mia testa (diventare un magistrato con le contro palle, che giudica il giusto e non il conveniente), e poi riposo natura libri musica viaggi tanti viaggi, amore per il prossimo. Questo è quello che spero e poi al di sopra di tutto un compagno, che mi ami e dei figli…Questo è quello che vedo nel mio futuro ma non un futuro prossimo deve essere un futuro lontano, ho ancora un sacco di progetti per il presente. Questo è quello che penso di pensare della mia felicità, ma concludendo alla Eraclito, non si può mai essere sicuri del presente perché tutto passa e tutto scorre e nulla è più come prima.

Anna

April 06

into the wild

           

Il mare non fa doni, se non duri colpi e qualche volta ha l'occasione di sentirsi forte, ma ora io non so molto del mare, ma so che qui è cosi! E quanto importi nella vita non già di essere forti, di essersi misurati almeno una volta, di essersi trovati nella condizione umana più antica, soli davanti alla pietra cieca e sorda, soli senza altri aiuti che le mani e la propria testa.

Chris McCandless

 
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